DA GRANDE FARO’ LA CANTANTE LIRICA

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Ho iniziato a cantare fin da piccolissima; non avevo compiuto due anni.

A sei anni ho preso le mie prime lezioni.

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Per me cantare è come respirare. Ogni mattina mi hanno insegnato a fare gli esercizi di respirazione e tutta la famiglia si adegua a questo mio rito.

 

I miei riferimenti sono stati.

I miei primi esempi sono stati i miei genitori, entrambi cantanti lirici professionisti. Da loro ho imparato ad apprezzare il Melodramma, che consiste nel mettere l’opera recitata in musica. Il Melodramma è divenuto fin da subito una vera e propria passione. Puccini è il mio più grande mito anche se apprezzo molto anche i compositori cechi Smetana  e Dvorak.

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 La scuola

Vengo dal Giappone e sono giunta in Italia grazie alla musica ed al canto. L’Italia e la Germania sono due paesi di riferimento per la lirica. Le migliori scuole italiane si trovano a Milano. Roma è famosa per l’Accademia di Santa Cecilia e per il Teatro dell’Opera dove si possono seguire molti corsi di studio e perfezionamento. A Roma ci sono anche molti bravi insegnanti privati ma il mio preferito è il Maestro Alessandro Patalini.

 Applicherò la mia passione

Applicherò la mia passione insegnando la musica, il canto, il pianoforte, ai grandi e – soprattutto – ai bambini! Farò concerti come solista e corista. Attualmente sono orgogliosa di far parte del Coro del Maestro e premio Oscar Ennio Morricone.

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Ciao da YUKY AKITA

[YUKIKO KONDO CIOCCA per Detti e Fumetti- sezione musica – articolo del 21 novembre 2017]

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MONET a ROMA-la recensione di DETTI E FUMETTI

Visitare la mostra di Monet a Roma è una occasione da non perdere per chi è amante dell’impressionismo ma c’è un MA grande così.

Se andrete alla mostra per godervi il Monet impressionista, vedere le sue opere celebri,

 

allora avrete preso una grossa cantonata ed uscirete dalla mostra fortemente delusi; vi ronzerà nella testa la classica frase: “Pochi quadri; i più famosi non c’erano; la mostra è troppo breve”. Quindi se siete questo tipo di visitatori  risparmiatevi i soldi del biglietto per la prossima mostra.

Se invece la vostra aspettativa si concentrerà sulla voglia di trovare un Monet Rivoluzionario e d’Avanguardia dei movimenti pittorici  che lo seguiranno, allora questa mostra è una pietra miliare che un appassionato di pittura non può assolutamente perdere nella sua vita.

Ci sarebbe molto da scrivere ma oggi ci soffermeremo solo su tre punti.

-il quadro delle rose

-il roseto

-il lago con le ninfee

Prima pero’ apriamo una parentesi su un aspetto della mostra, quello che ci da modo di  capire come iniziò la carriera artistica del pittore francese e da dove scaturì la scintilla rivoluzionaria che ha fatto di Monet un genio ed un esempio della pittura moderna.

Monet fin da giovanissimo era un appassionato di caricature; potremmo quasi dire che faceva fumetti ante litteram. Non faceva che caricaturizzare tutto ciò che incontrava, dapprima i suoi familiari poi i personaggi di moda dell’epoca e rivendeva le caricature ai giornali per vivere.

Ed ancora: la mostra ci racconta che la sua fissazione per il desiderio di dipingere la luce iniziò con un rifiuto.

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Il quadro che ora è uno dei suoi capolavori gli venne rispedito al mittente perché ritenuto “brutto”; da questo quadro inizio’ la voglia di rivalsa del pittore; il palesarsi della sua forza. Conservò il quadro gelosamente con sé per tutta la vita. Non volle rivenderlo mai più . Gli fu da esempio e lezione, punto di partenza per intraprendere la sua arte da pittore rivoluzionario.

il quadro delle rose

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In questo quadro l’importante non è il soggetto, seppur evocativo perché ritrae la pianta simbolo di rinascita e i fiori caduci simbolo nel contempo dell’effimero; in questo quadro l’importante è “la dimensione” mai nessuno prima di Monet aveva osato dipingere su queste dimensioni,

che fino ad allora erano riservate a scene di rappresentanza, storiche evocative. In questa scelta MONET è stato rivoluzionario e ha segnato la strada per gli altri pittori che lo hanno seguito.

il roseto

Monet  progettò il suo giardino accuratamente per poterlo dipingere al meglio e cogliere la luce in tutte le fasi delle stagioni e del giorno.  Come vedremo più avanti a Monet non è mai interessato realmente al soggetto; a lui interessa come lo attraversa e/o riflette la luce.

Ecco perché un soggetto lo ripete tante e tante volte. Nella mostra si può notare quando nell’ennesima ripetizione Monet si sia spinto oltre la pittura impressionista divenendo pittore di avanguardia.

 

Le linee di luce si sono intrecciate alle ombre e la pittura è sfociata nell’overall  compiendo un  salto nel tempo che solo con Pollock avremmo potuto apprezzare.

Il lago delle ninfee

Iniziamo con un aneddoto. Monet  amava moltissimo coltivare piante e fiori a tal punto che  fece ingrandire il suo giardino per far inserire un lago artificiale dove far crescere le sue famose ninfee. Trascorsero  15 anni prima che ne poté dipingere una.  Durante i lavori di ristrutturazione si trasferì a Londra.

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Quindi possiamo dire sicuramente che fu grazie al problema delle ninfee se oggi possiamo godere dei quadri londinesi di Monet.

Tornando alle ninfee e alla ripetizione quasi alla noia dello stesso soggetto per decine e decine di quadri, anche in questo caso dobbiamo soffermarci sulle vere intenzioni dell’autore.

Il suo scopo primario non  era quello di dipingere le ninfee, bensì di usare il lago come specchio sulla realtà e dipingere la luce e le atmosfere che esso rifletteva. Le ninfee divenivano così prettamente un gioco di vedo non vedo per scorgere il mondo che era oltre 

[Filippo Novelli del DETTI E FUMETTI – sez. ARTE – articolo del 21 dicembre 2017]

 

 

 

UN VIAGGIO ESPERIENZIALE- LA SERRADA DI DEPERO

Questa estate ho voluto fare una vacanza esperienziale a scopo culturale che conciliasse le esigenze della mia famiglia di trascorrere le vacanze estive al fresco andando in montagna .

Sono andato a Serrada, in trentino, per immergermi dentro l’opera di Fortunato Depero.

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Il pittore, infatti, dopo una vita trascorsa tra i fasti ed i successi di Roma e New York ,si ritirò in questo paesino,  vicino a Folgaria,  per  trovare la serenità e la tranquillità che solo la natura riusciva a trasmettergli.

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Lui stesso in una lettera descrive questi luoghi

«Serrada offre un paesaggio eternamente mutevole. In estate è un pianoro, una verde conca riposante circondata da altere groppe di monti, da scalinate di roccia discendenti, a volte dolci e altre a precipizio. Dentro legioni di abeti e tra plotoni di pini e larici, in vedetta, giace il paesello: campanile a testa di cipolla e naso appuntito all’insù. La chiesa aspetta a bocca aperta i fedeli e il cimitero tace e origlia quadrato e rassegnato con le croci a braccia distese. In autunno i prati, i campi e i boschi si popolano di aratri, di falci, di accette e di mucche al giogo. La terra si rivolta nera e appare punteggiata di tuberi benefici, simili a biondi ciottoli. Il ritmo secco del taglialegna si ripercuote nel bosco. I larici ingialliscono, i faggi arrossano e i cespugli radenti si insanguinano. Merli e tordi sfrecciano, il fringuello svetta e l’allodola ferma nell’azzurro canta la luce che l’abbaglia. Serrada d’inverno offre un paesaggio polare. Dal bianco lenzuolo sorgono scheletri di vetro e mani multiple di fantasmi. Ogni osso e ogni dito hanno il proprio lembo di candore. Il vento nordico arriva galoppante con in groppa il sole dagli occhi di fosforo, con criniere d’oro e bardature d’argento. Nitrisce accecando. L’ampia distesa è uno specchio e il cielo e le case capovolte vi si riflettono turchine. Lo sciatore affascina: distende le braccia per impugnare le ali al vento. Con le lame degli sci ai piedi taglia lo spazio con rasoiate parallele. Il suo binario aereo, diritto, curvilineo e a zig zag è perfetto. Il bolide umano scende fra stupendi pennacchi di neve, fra soffi di polvere luminosa, reggendo i volantini equilibratori. Scende un angelo del firmamento sicuro nello spazio e nella luce che lo aureola, raggiante in questo autentico prisma di poesia» (cit. da Fortunato Depero nelle opere e nella vita,1940).

E’ stato molto interessante percorrere la cittadina ed ammirare le  opere del maestro; ogni estate la comunità di Serrada si veste a festa ed organizza manifestazioni a tema, laboratori di pittura per bambini e incontri di approfondimento.

In ogni locale, hotel, punto di informazioni ti viene data una guida grazie alla quale si possono meglio comprendere le opere sparse per la cittadina.

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Depero lo conosciamo come pittore. In realtà lui si definì  fin dal principio scultore. Ce ne accorgiamo da come tratta il concetto di tridimensionalità nei suoi dipinti.

Pochi sanno che la sua esperienza artistica iniziò con un rifiuto. Non fu infatti accettato alla Accademia delle Belle Arti di Vienna.

Questo episodio fece di lui un rivoluzionario, il capostipite della “seconda fase del futurismo” che si fonda sull’ arte totale capace di sopravanzare l’ arte museale e da esposizione in voga fino a quel momento ( anche per lo stesso futurismo della cosiddetta prima fase )

Con Depero (cosi’ come con Balla) l’arte entra nella quotidianità della gente, grazie alla pubblicità, all’arredamento, agli allestimenti teatrali, alla moda, all’architettura, all’editoria e così via.

A poche curve da Serrada (da fare con cura anche in estate) c’è  Rovereto dove Depero fonda la CASA FUTURISTA e dove potrete trovare la testimonianza tangibile di quanto sopra detto in fatto di DESIGN. Insomma un viaggio esperienziale totalizzante, ne è valsa la pena ( intendo per le curve :-))

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione ARTE – articolo del 20 dicembre 2017]

Sartre Vs Go Nagai – MAZINGA Z e i fondamenti dell’esistenzialismo

Cari Amici oggi vi raccontiamo perche abbiamo scelto di rappresentare l’aforisma di Sartre in occasione dell’uscita di MAZINGA Z.

A 45 anni dalla sua nascita esce al cinema mazinga z il capostipite dei robottoni degli anni 70. rivoluzionario robot che per essere operativo occorreva fosse comandato da un umano che entrava nella sua testa.

il suo grande nemico fu il dottor inferno.

il ciclo di mazinga promuove la liberta e il bisongo di unirsi dei popoli della terra per vivere in pace

fissiamo questi tre punti e iniziamo a leggere “IL MAZINGA Z” DI GO NAGAI.

quindi abbiamo:

1)un uomo che entra nella testa di un robot, quasi un suo alterego, impartendo comandi vocali per azionarlo. ha un grande potere che lo puo’ rendere dio ma anche demone

2)l’antagonista, il dottor inferno che puo’ distruggere il mondo e chiede se questa umanita’ merita o meno di essere salvata. non gli interessa veramente il nostro mondo. Nel multiverso einsteniano lui vuole provare tutti i mondi possibili

3)il messaggio: L’essere uomano aspira alla liberta e alla pace.la chiave per la vittoria, il fine dell’umanita’ e’ la pace che si conquista mirando ad unirsi gli uni con gli altri in unico grande gruppo coeso, l’umanita’

 

QUESTE TRE POSIZIONI SONO ALLA BASE DELL’ESISTENZIALISMO. L’uomo è condannato ad essere libero: condannato perché non si è creato da se stesso, e pur tuttavia libero, perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto ciò che fa.

UN UOMO CHE ENTRA IN UN “ALTRO” PUR RIMANENDONE ESTRANEO

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La coscienza é esistenza, é sempre fuori di sè, azione e movimento permanentemente proteso in avanti, senza poter mai coincidere con la propria essenza. In questo senso, la coscienza é sempre incompiutezza e mancanza alla ricerca del proprio completamento:

 

IL MESSAGGIO DI LIBERTA’

Il nulla é legato all’essere, pur non essendo da esso generato. cioè dall’essere della coscienza, che si eterna a non essere l’in-sè, e la cui condizione indispensabile é la libertà.

 

UN UOMO CHE PUO’ ESSERE DIO O DEMONE. LA SCELTA (ANCHE IL PRONUNCIARE LE AZIONI VUOL DIRE SCEGLIERLE)

essere libero vuol dire decidere direttamente dei propri atti ed esserne totalmente responsabili. L’atto originario in cui la libertà si cala é la scelta . Essa non é tipica solo degli atti riflessivi, ma di tutti gli atti, dal momento che non é determinata solo dalla ragione, ma anche da pulsioni e intenzioni che esulano dalla riflessione; la ragione stessa, d’altronde, non é altro che una scelta possibile.

La libertà della scelta crea però l’angoscia di fronte al possibile, che é indeterminato, dal momento che non é, cosicchè la coscienza presagisce che il non essere non é fuori, ma é propriamente in essa. L’esistente si scopre così condannato ad esistere sempre al di là della propria essenza, cioè ‘condannato alla libertà’ come continuo trascendimento di quel che esso di volta in volta é: ‘ non siamo liberi di cessare di essere liberi ‘.

 

IL ROBOT E’ UNA COSA AZIONATA DA UN UOMO CHE DIVENTA LA “COSA” STESSA

…E da qui nasce la tendenza a fuggire da se stessi, evadendo dalla propria libertà e responsabilità e reificandosi, cioè riducendosi ad una cosa tra le altre: é questa la malafede , con cui si costruisce un’immagine fasulla di sè e della propria condizione, e si recita una parte. Questa parte consiste nel mentire a se stessi, ma non si tratta di una menzogna deliberata, dato che il me che viene ingannato fa parte dello stesso io che inganna: si genera così una scissione che crea infelicità.

L’ANTAGONISTA- IL DOTTOR INFERNO

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La coscienza incontra l’essere non solo nella realtà massiccia e opaca delle cose, ma anche nell’ altro , nell’altra coscienza, e mediante essa le si presenta la speranza di poter evadere dal proprio stato di mancanza. Ma anche l’essenza dell’altro é negazione: esso é ‘ l’io che non é me ‘ . Anche il rapporto con l’altro é, dunque, segnato da una netta negatività.

l’altro mi appare in un primo tempo come una cosa, poi come una cosa che ha rapporto con altre cose e, infine, come l’altro che mi guarda. Col suo sguardo, l’altro conosce me meglio di quanto io possa conoscere me stesso, dato che io non posso mai oggettivarmi, distanziarmi come un oggetto da me stesso. In questo modo, arrivo alla conclusione che ‘ io sono quel me che un altro conosce ‘ e mi sento trasformato in un oggetto inerme e nudo davanti all’altro. Con lo sguardo, l’altro aliena le mie possibilità, cosicchè non sono più padrone della situazione:

I rapporti tra l’io e l’altro, cioè i rapporti tra le coscienze, sono dunque, nella loro essenza, conflittuali e Sartre può ironicamente affermare che ‘ l’inferno sono gli altri ‘.

VI E’ IL tentativo di annullare l’altro nella sua alterità, riducendolo a corpo e strumento e privandolo di ogni reciprocità,

 

L’UMANITA’ PER REALIZZARSI DEVE UNIRSI

Naufragati i progetti di raggiungere l’unione con l’altro, tramite il suo annullamento o la conciliazione con esso, il rapporto con l’altro può assumere le vesti della cooperazione nell’essere insieme del gruppo o della classe sociale, ma anche in questi casi l’altro rimane inafferrabile e il rapporto tra le coscienze continua a configurarsi come conflittuale. L’oggetto del desiderio dell’essere umano si ubica sempre al di là del suo essere, è un non essere, ma nel momento in cui lo desidera l’uomo lo fa essere: in questo consiste il valore , il cui senso consiste nell’essere quello in direzione di cui un essere va oltre il suo essere. I valori, dunque, non esistono oggettivamente in sè, ma nascono con l’uomo.

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IL DOTTOR INFERNO non e’ interessato al nostro mondo ma a scoprirne di nuovi nel multiverso

l’uomo è caratterizzato da una mancanza costruttiva, per la quale non raggiunge mai la piena identità con se stesso, la conciliazione del per-sè con l’in-sè, ma vive sempre nel possibile. ed é per questo che all’uomo é dato di scegliere e agire in base a valori, cercando di realizzarli nel tempo, progettandosi e trascendendo incessantemente verso un’altra situazione.

L’UOMO VA OLTRE la sua natura e nel suo passato. la sua coscienza può elaborare ogni sorta di desideri, non determinati a priori, i quali si specificano in progetti particolari. L’insieme dei dati coi quali questi progetti si scontrano costituisce la situazione, che i progetti cercano incessantemente di trascendere, ma senza potersi mai sottrarre ad una situazione. Sotto questo profilo, la libertà umana é non essere e alienazione, che di volta in volta viene superata, ma mai definitivamente. La totalità cui l’uomo tende é la conciliazione di in-sè e per-sè: perciò ‘ l’uomo é l’essere che progetta di essere Dio ‘ , ma Dio è altro dall’uomo e pertanto risulta inattingibile. L’uomo é dunque un ‘Dio mancato’ e una ‘passione inutile’ e tutte le sue azioni e le sue scelte risultano assurde e negativamente equivalenti.

l’esistenza umana, che ha come dimensione costitutiva la coscienza, non è un dato nè è riducibile ad un dato; essa è anzi continuo superamento e trascendimento del dato, dell’essere in-sè, in vista di fini e risultati che si collocano sempre oltre, che rinviano al non ancora esistente. In quanto tale, essa è dunque sempre annullamento di quel che soltanto è nella sua massiccia presenza: tramite essa, il nulla viene al mondo. Proprio per questo, il nulla è condizione della libertà come possibilità e scelta continua di trascendere il mondo.

[si ringrazia  filosofico.net per i riferimenti forniti sull’esistenzialismo]

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI –sez fumetto-articolo del 26 11 17]

 

DA GRANDE FARO’ L’ARTISTA- IL LIBRO

 

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Da grande farò l’artista da il titolo ad un libro in cui Osvy ed i suoi amici di  DETTIEFUMETTI  raccontano la loro passione artistica ed il modo per trasformarla in una vera e propria professione.

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Impara l’arte e mettila da parte non è più un “detto” da seguire, fidatevi noi ce ne intendiamo. In una società dove è previsto che la maggior parte delle professioni tradizionali spariranno a causa della rapida evoluzione tecnologica da qui ai prossimi dieci-venti anni, la professione dell’artista sarà una delle poche che non solo sopravviverà ma diverrà fulcro della nuova società che vedrà protagonista l’industria dell’intrattenimento.

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[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI- sezione arte- articolo del 21 novembre 2017]

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